Cantalupo in Sabina consta di tre parti (medievale, rinascimentale e sette-
ottocentesca) ed è posto su un contrafforte tra due valli. Citato nelle cronache
farfensi del 1047,
Cantalupo in Sabina rimase possesso dell'Abbazia di Farfa
fino al sec. XIII. Conobbe certamente il passaggio da borgo a castello e da
castello a comune. Nel 1278 il comune giurò fedeltà alla Chiesa di Roma
affidandosi alla sua amministrazione e alla sua protezione.
La posizione del paese lo portava a pencolare tra le influenze che potremmo, sia
pure impropriamente definire laziali e quelle della vicina Umbria, come rivela
l'alternarsi delle varie famiglie nel posseso del feudo. Si vuole che in un
primo tempo si chiamasse Villa Siliciana e si dice che nella prima metà del
secolo XIV facesse parte dei feudi dei conti di San Secondo. Passato ai Conti di
Sant'Eustachio, circa un secolo dopo fu dato in feudo alla famiglia Savelli.
Successivamente Cantalupo fu dei Cesarini (1463), dei Caddi (1468), dei Cesi
(1565), dei Vaini (1647) e dei Lante della Rovere (1750). Dal 1927 al 1940 il
comune fu soppresso e aggregato a quello di Casperia.
Nel vocabolo denominato appositamente Tulliano, tra Cantalupo e Selci, si
trovano importanti ruderi che si dice appartengano ad una villa del celebre
oratore M. Tullio Cicerone. È strano però che tra la numerose ville che Cicerone
possedeva in tutta Italia e che egli stesso teneva a descrivere non sia compresa
quella Tulliana in Sabina. Più facile semmai è attribuirla a una delle tante
famiglie Tullie che prosperarono in Roma specie in età repubblicana.
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